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Bottega del CronistaOfficina di cronaca · Roma
Osservatorio dei termini

Glossario del mestiere

Le parole che nelle redazioni si usano senza spiegarle. Ogni voce contiene una definizione operativa e, quando serve, l’avvertenza sui limiti di ciò che il termine descrive.

Come usare questo glossario

Le definizioni sono operative: descrivono che cosa un termine indica nel lavoro quotidiano, non la sua storia. Alcune voci riguardano la costruzione del testo (attacco, sommario, occhiello, strillo, virgolettato), altre la raccolta e la verifica (fonte primaria, fonte interessata, lancio d’agenzia, verifica incrociata, dato provvisorio), altre le regole (diritto di cronaca, rettifica, continenza, deontologia, minimizzazione dei dati), altre i numeri (punti percentuali, margine di errore) e altre il ciclo di produzione (scaletta, chiusura, coccodrillo, didascalia, sonorità). Le voci di natura giuridica sono descrizioni divulgative: non sostituiscono la lettura della norma vigente né il parere di un professionista abilitato.

Il glossario è pensato per essere consultato mentre si legge una lezione o una materia. Dove un termine è definito qui, nelle altre pagine viene usato senza ulteriori spiegazioni, per non appesantire il testo. Se un termine che ti serve non compare, puoi segnalarlo dalla pagina Contatti: l’elenco cresce sulla base delle richieste ricevute e delle revisioni periodiche.

Le voci

Attacco
La prima frase di una notizia, che contiene il fatto principale, il soggetto e la collocazione di tempo e luogo. In cronaca si lavora fra venticinque e quaranta parole, con una sola proposizione principale.
Piramide rovesciata
Criterio di ordinamento che dispone le informazioni in ordine decrescente di rilevanza per chi legge, così che il testo resti comprensibile anche se la lettura si interrompe o se viene tagliato dal fondo.
Nucleo della notizia
La scheda preparatoria con le sei risposte essenziali — chi, che cosa, quando, dove, perché, come — ciascuna con la propria fonte e con i buchi dichiarati invece che lasciati vuoti.
Paragrafo di contesto
Il capoverso che segue l’attacco e spiega perché il fatto arriva adesso e quanto è grande, introducendo il termine di confronto, la misura, il periodo e la fonte.
Occhiello
Il richiamo breve collocato sopra il titolo, che colloca l’argomento o la rubrica. Non ripete il titolo: ne prepara la lettura.
Sommario
Il testo che segue il titolo e ospita la condizione o il contesto che nel titolo non entrano, per esempio l’indicazione della fonte o il carattere provvisorio di un dato.
Strillo
Il richiamo in evidenza, in prima pagina o nella pagina iniziale di un sito, che rimanda a un contenuto interno. Avendo meno spazio del titolo tende a perdere condizioni e attribuzioni: va controllato insieme al titolo, non dopo.
Virgolettato
Citazione riportata fra virgolette perché corrisponde alle parole realmente pronunciate. Se si riporta il senso e non le parole, si usa il discorso indiretto senza virgolette.
Attribuzione
L’indicazione della fonte di un’affermazione, con la sua collocazione nel testo. Precede l’affermazione quando il contenuto è contestato, la segue quando è pacifico.
Livelli di attribuzione
Le condizioni concordate prima di una risposta: dichiarazione aperta, attribuzione al solo ruolo, uso come contesto senza citazione, oppure riservato senza alcun uso.
Fonte primaria
Il documento o la rilevazione prodotti da chi ha competenza diretta sul fatto: un atto, un verbale, una serie statistica ufficiale, un provvedimento. È il livello a cui una verifica cerca di arrivare.
Fonte secondaria
Un’elaborazione o una sintesi costruita su fonti primarie. Serve per orientarsi e trovare i riferimenti, non come prova: va sempre risalita fino all’originale.
Fonte interessata
Fonte che ha un vantaggio o uno svantaggio diretto dall’esito della pubblicazione. Non per questo è inattendibile: l’interesse va riconosciuto, dichiarato quando pesa sulla lettura e compensato con fonti che abbiano interessi diversi.
Lancio d’agenzia
Il testo breve con cui un’agenzia di stampa diffonde una notizia alle redazioni, spesso in più riprese numerate man mano che il fatto si precisa. È materiale di lavoro, non una verifica già compiuta: la fonte indicata nel lancio va comunque risalita.
Verifica incrociata
Il confronto di un’informazione con fonti che risalgono a percorsi diversi. Tre racconti concordanti fra persone che si sono parlate non costituiscono verifica incrociata.
Fact-checking
Procedura che isola un’affermazione fattuale, la riscrive in forma verificabile, la confronta con fonti primarie e pubblica un esito motivato con le fonti e le date di consultazione.
Non verificabile
Esito di una verifica quando le fonti disponibili non permettono di accertare né di smentire. Non equivale a «falso»: indica che manca la prova e quale documento servirebbe.
Diritto di cronaca
Nozione elaborata dalla giurisprudenza italiana per delimitare quando la pubblicazione di un fatto lesivo della reputazione resta lecita: verità del fatto, interesse pubblico alla conoscenza e continenza dell’esposizione. È materia tecnica, da verificare nel testo vigente con un professionista abilitato.
Verità putativa
Nozione elaborata dalla giurisprudenza: la convinzione ragionevole della verità di un fatto raggiunta attraverso una verifica diligente, anche quando il fatto si rivela poi diverso. È materia tecnica da verificare con un professionista abilitato.
Continenza
Il criterio per cui l’esposizione di un fatto lesivo della reputazione deve essere proporzionata e priva di espressioni gratuitamente offensive o insinuanti.
Rettifica
Strumento previsto dalla legge italiana sulla stampa che consente a chi si ritenga leso di ottenere la pubblicazione di una dichiarazione o di una precisazione, con presupposti e termini stabiliti dalla norma vigente.
Nota di correzione
L’annotazione editoriale che indica che cosa era scritto, che cosa è corretto, quando la modifica è stata fatta e su quale fonte. È distinta dagli obblighi di legge sulla rettifica.
Deontologia
L’insieme dei doveri professionali del giornalista, raccolti in Italia nel Testo unico dei doveri del giornalista approvato dal Consiglio nazionale dell’Ordine, che comprende anche carte specifiche come quella sulla tutela dei minori.
Minimizzazione dei dati
Principio della protezione dei dati personali per cui si raccolgono e si pubblicano soltanto i dati necessari alla finalità perseguita: nel lavoro giornalistico, quelli essenziali al fatto raccontato.
Scaletta
L’elenco ordinato di ciò che si pubblica, con la gerarchia di rilevanza, l’orario previsto, lo stato di ciascun pezzo e il nome della funzione responsabile del passaggio successivo.
Chiusura
L’orario oltre il quale un contenuto non entra più nell’edizione. Definisce a ritroso tutte le scadenze intermedie della scaletta ed è il vincolo che obbliga a stabilire in anticipo quali verifiche sono irrinunciabili.
Coccodrillo
Il profilo biografico preparato in anticipo e conservato in archivio, destinato a essere pubblicato alla morte di una persona nota. Va riaggiornato periodicamente: gli errori di un coccodrillo scritto una volta sola restano in circolazione per anni.
Pastone
Il pezzo che riassume in sequenza le dichiarazioni della giornata su un tema, di solito politico. Registra che cosa è stato detto e da chi; non rende verificata nessuna delle affermazioni riportate per il solo fatto di ospitarle.
Taccuino a tre colonne
Modo di prendere appunti sul campo che separa ciò che si è osservato, ciò che si è sentito dire e le ipotesi personali, così che a casa i tre materiali restino distinguibili.
Scheda di montaggio
Unità minima di materiale nel lavoro su un pezzo lungo: una scena, un dato o una citazione con la propria fonte. Le schede si ordinano prima di scrivere per collaudare la sequenza.
Punti percentuali
Unità di misura della differenza fra due quote percentuali. Passare dal 10% al 13% è un aumento di tre punti percentuali e, in termini relativi, del trenta per cento: le due formulazioni non sono equivalenti.
Margine di errore
L’intervallo entro cui si colloca il valore stimato in una rilevazione campionaria, associato a un livello di fiducia dichiarato. Va citato insieme al dato ogni volta che il dato deriva da un campione.
Dato provvisorio
Valore pubblicato prima del consolidamento della rilevazione, soggetto a revisione. Va etichettato come tale e la revisione successiva va seguita e citata con la propria data.
Accesso agli atti
Insieme degli strumenti che consentono di chiedere documenti a una pubblica amministrazione. In Italia comprende forme diverse, con presupposti, termini e limiti stabiliti dalla normativa vigente da consultare caso per caso.
Embargo
Accordo per cui un’informazione ricevuta in anticipo non può essere pubblicata prima di un orario indicato. Va accettato in modo esplicito e, se non accettato, non vincola.
Didascalia
Il testo che accompagna un’immagine e ne indica luogo, data e contenuto verificabile, senza aggiungere interpretazioni che la fotografia non documenta.
Sonorità (LUFS)
Misura della sonorità percepita di un contenuto audio. Il riferimento tecnico europeo più citato nella produzione informativa si colloca intorno a −23 LUFS, valore utile per evitare salti di volume fra contenuti.

Termini che evitiamo e perché

Alcune espressioni molto diffuse non compaiono nei nostri materiali. «Esclusiva» viene usata spesso per documenti pubblici e non aggiunge informazione. «Fonti qualificate» non dice nulla su accesso e interesse della fonte, mentre una descrizione del ruolo sì. «Clamoroso», «drammatico» e simili sostituiscono la misura con una valutazione. «Presunto colpevole» confonde le posizioni processuali, che vanno nominate con precisione: indagato, imputato, condannato in primo grado, condannato con sentenza definitiva. «Formazione certificata» non ci riguarda: non certifichiamo nulla.

Dove continuare

  • Quaderni: le lezioni in cui questi termini sono usati in contesto.
  • Programma: le dieci materie brevi.
  • Come lavoriamo: la gerarchia delle fonti usata per costruire queste definizioni.