1. Da dove nasce un argomento
Gli argomenti nascono da tre punti. Il primo sono le domande operative che ricorrono in chi comincia: come si scrive un attacco, che cosa significa davvero «off the record», quando un dato è comparabile con un altro. Il secondo sono gli errori ricorrenti che si osservano leggendo notizie pubblicate: titoli che dicono più del testo, percentuali senza base, dettagli identificativi superflui. Il terzo sono i cambiamenti nelle regole o negli strumenti tecnici, che rendono obsoleta una pagina esistente. Un argomento entra in lavorazione solo se possiamo trattarlo con fonti verificabili e senza sconfinare in consulenza legale.
Ogni argomento accettato viene formulato come domanda, non come tema: non «le fonti», ma «come si valuta l’accesso reale di una fonte ai fatti che racconta». La differenza è pratica: una domanda si può chiudere, un tema si può soltanto allungare. La formulazione resta scritta e viene usata alla fine per verificare se la pagina risponde a ciò che si era proposta.
2. Gerarchia delle fonti
Lavoriamo con una gerarchia dichiarata. Al primo livello stanno le fonti originarie: testi normativi nella versione vigente, carte deontologiche approvate dagli organi competenti, provvedimenti delle autorità, rilevazioni statistiche ufficiali, documentazione tecnica di riferimento. Al secondo livello le elaborazioni con metodologia dichiarata, usate per confrontare e contestualizzare. Al terzo le sintesi divulgative, che possono servire per orientarsi ma non come prova. Al quarto le affermazioni non documentate, che non entrano nei materiali se non come esempio di ciò che va verificato.
| Livello | Esempi tipici | Uso ammesso nei materiali | Come lo dichiariamo |
|---|---|---|---|
| Primo | Norme vigenti, carte deontologiche, provvedimenti, rilevazioni ufficiali | Base delle affermazioni fattuali | Ente e natura dell’atto citati nel testo |
| Secondo | Elaborazioni e studi con metodo dichiarato | Confronto e contesto | Indicazione della natura dell’elaborazione |
| Terzo | Sintesi divulgative e manualistica | Orientamento iniziale | Non usato come prova di un fatto |
| Quarto | Affermazioni non documentate | Solo come esempio da verificare | Segnalato espressamente come non verificato |
Di ogni fonte usata annotiamo, nel materiale interno di lavoro, l’ente, la natura dell’atto, la data di pubblicazione e la data di consultazione. Nei testi pubblicati citiamo le istituzioni per nome in forma testuale, senza costruire elenchi di rimandi esterni: le pagine devono restare leggibili anche a distanza di tempo, quando un indirizzo può non esistere più. Nominare AGCOM, ISTAT, Eurostat, l’Ordine dei Giornalisti o il Garante per la protezione dei dati personali indica dove cercare e non implica alcun rapporto, patrocinio, approvazione o vigilanza da parte loro.
3. Che cosa distinguiamo sempre
In ogni pagina teniamo separate quattro cose: il fatto documentato, la prassi professionale diffusa, la nostra scelta redazionale e l’ipotesi. Un fatto documentato porta la fonte. Una prassi diffusa viene presentata come tale, con l’avvertenza che non è una norma. Una scelta redazionale — per esempio la banda di riferimento 5–12% usata per la quota dell’attacco — viene dichiarata come convenzione descrittiva adottata da noi per leggere le proporzioni di un testo. Un’ipotesi resta un’ipotesi anche quando è ragionevole, e viene scritta in forma dubitativa.
4. Numeri ed esempi
Gli esempi usano unità neutre: parole, frasi, minuti, giorni, conteggi, percentuali, ordini di grandezza. Nessun esempio contiene importi, tariffe o valori monetari, perché il progetto non tratta materie economiche e non vuole suggerire alcuna valutazione di convenienza. Quando compare una percentuale, specifichiamo la base e distinguiamo la variazione relativa dalla differenza in punti percentuali. Quando compare un ordine di grandezza — per esempio il rapporto fra minuti di audio e tempo di trascrizione — lo dichiariamo come stima di lavoro e non come parametro.
5. Revisione a passaggi separati
Nessun materiale viene pubblicato dopo una sola rilettura. I passaggi sono quattro e vengono fatti separatamente, perché ognuno richiede un tipo di attenzione diverso e farli insieme significa non farne nessuno. Il primo passaggio è strutturale: la pagina risponde alla domanda da cui è nata? Il secondo è fattuale: ogni affermazione ha una fonte di primo o secondo livello, ogni numero ha base, periodo e unità? Il terzo è linguistico: frasi troppo lunghe, gergo non spiegato, ripetizioni involontarie. Il quarto riguarda i limiti: la pagina evita di apparire come consulenza, promessa o valutazione personale?
Il ciclo di produzione di un materiale, otto tappe
- 1Formulazione dell’argomento come domanda chiudibile, messa per iscritto.
- 2Raccolta delle fonti di primo livello e annotazione delle date di consultazione.
- 3Struttura: sezioni numerate, tabelle di confronto, punti della lista di controllo.
- 4Stesura, con separazione fra fatto, prassi, scelta redazionale e ipotesi.
- 5Revisione strutturale: la pagina risponde alla domanda iniziale?
- 6Revisione fattuale: fonti, numeri, definizioni, coerenza fra titolo e testo.
- 7Revisione linguistica e revisione dei limiti dichiarati.
- 8Pubblicazione, con data di revisione e apertura del registro delle correzioni.
6. Manutenzione e revisione periodica
I materiali didattici invecchiano in due modi: cambia una regola citata oppure cambia la prassi tecnica. Per questo ogni pagina ha una revisione programmata e una revisione straordinaria, che scatta quando una fonte citata viene modificata. Nella revisione controlliamo che i riferimenti normativi siano ancora attuali nella loro denominazione, che i parametri tecnici non siano superati, che i collegamenti interni continuino a funzionare e che le liste di controllo corrispondano al testo. Le pagine che non superano la revisione vengono riscritte o ritirate, non lasciate online con una nota.
7. Correzioni: procedura in cinque passi
Una segnalazione di errore, da qualunque parte arrivi, segue sempre lo stesso percorso: registrazione con data e contenuto; verifica documentale della segnalazione; decisione motivata; correzione con nota datata che indica che cosa era scritto e che cosa è corretto; annotazione nel registro interno. Le correzioni di forma non richiedono nota; quelle che riguardano un dato, una data, un riferimento normativo o il senso di un passaggio la richiedono sempre. Non modifichiamo silenziosamente il contenuto di una pagina: un archivio che cambia senza traccia non è utilizzabile da nessuno.
Che cosa verifichiamo prima di pubblicare
- La pagina risponde alla domanda da cui è nata, formulata per iscritto.
- Ogni affermazione fattuale ha una fonte di primo o secondo livello annotata.
- Fatto, prassi diffusa, scelta redazionale e ipotesi sono distinti nel testo.
- Numeri e percentuali hanno base, periodo e unità dichiarati.
- Nessun esempio contiene importi o valutazioni di convenienza.
- Le istituzioni citate non risultano in alcun modo coinvolte o consenzienti.
- Nessun passaggio può essere letto come consulenza legale o promessa di risultato.
- I collegamenti interni risolvono e la lista di controllo corrisponde al testo.
8. Che cosa non facciamo, per scelta
Non vendiamo nulla e non raccogliamo iscrizioni. Non offriamo lezioni dal vivo, tutoraggio, correzione di elaborati, valutazioni o percorsi con prova finale. Non rilasciamo titoli, attestati o qualifiche e non abbiamo alcun ruolo nell’accesso alla professione giornalistica. Non pubblichiamo contenuti sponsorizzati, non accettiamo compensi per citare un soggetto e non installiamo strumenti pubblicitari o di misurazione. Non forniamo consulenza legale né deontologica su casi concreti: per quello serve un professionista abilitato, come ricordiamo nelle avvertenze.
9. Limiti di questo metodo
Un metodo dichiarato non garantisce l’assenza di errori: riduce la probabilità che passino inosservati e rende possibile correggerli. I limiti principali sono tre. Primo, le fonti normative cambiano e una pagina può risultare superata fra una revisione e l’altra. Secondo, la prassi professionale non è uniforme: ciò che in una redazione è regola in un’altra è eccezione, e noi descriviamo l’intervallo delle pratiche osservabili, non l’unica via. Terzo, i materiali generali non possono considerare il caso specifico di chi legge. Per questo ogni pagina invita a verificare e nessuna invita a fidarsi.
10. Un materiale dall’inizio alla fine
Un esempio rende il procedimento più concreto della sua descrizione. La materia sui titoli è nata da una domanda ricorrente: perché un titolo esatto può essere comunque scorretto? La domanda è stata riscritta in forma chiudibile — «quali scarti fra titolo e testo producono un titolo fuorviante anche quando ogni parola è vera?» — e questo ha già escluso l’intera questione, diversa, di quanto un titolo attiri lettori.
La raccolta si è fermata su tre gruppi di fonti: i doveri professionali raccolti nel Testo unico dei doveri del giornalista sulla corrispondenza fra titolo e contenuto, la casistica delle rettifiche che nascono dal titolo e non dal corpo dell’articolo, e l’osservazione diretta di titoli pubblicati messi a confronto con i rispettivi testi. Da qui è uscita la classificazione degli scarti — condizione caduta, soggetto spostato, quantità arrotondata, tempo verbale anticipato — che è diventata la tabella della scheda.
La prima stesura conteneva una frase che indicava una lunghezza «giusta» per un titolo. La revisione dei limiti l’ha eliminata: non esiste una fonte che la sostenga e la formulazione suonava come una regola. Al suo posto è rimasta la descrizione dell’intervallo osservabile, dichiarata come tale. La revisione fattuale ha invece chiesto di attribuire correttamente un riferimento deontologico che era stato citato con un nome non più attuale. È il tipo di errore che una rilettura veloce non trova mai.
11. Che cosa resta scritto di ogni pagina
Di ogni materiale conserviamo una scheda interna di lavorazione. Non è un documento pubblico, ma il suo contenuto determina che cosa possiamo rispondere quando qualcuno contesta un passaggio: senza quella traccia una segnalazione diventa una discussione fra opinioni.
| Voce registrata | A che cosa serve |
|---|---|
| Domanda iniziale, nella formulazione originale | Verificare alla fine se la pagina risponde a ciò che si era proposta |
| Elenco delle fonti con ente, natura dell’atto e due date | Ricostruire una verifica a distanza di mesi senza rifarla da capo |
| Passaggi eliminati in revisione e motivo | Evitare che un’affermazione scartata rientri in una riscrittura successiva |
| Scelte redazionali dichiarate, con la ragione | Distinguere le convenzioni adottate da noi dalle regole professionali |
| Segnalazioni ricevute, esito e data | Trattare allo stesso modo casi simili e non riaprire questioni già decise |
| Data dell’ultima revisione e scadenza della prossima | Sapere quali pagine controllare senza affidarsi alla memoria |
Chi scrive i materiali?
La redazione del progetto, descritta per funzione in Chi siamo. Non pubblichiamo nomi di autori perché il progetto è impersonale e non intende costruire figure di docenti.
Con quale frequenza rivedete le pagine?
Con una revisione programmata periodica e una straordinaria ogni volta che cambia una fonte citata. Le pagine che non superano la revisione vengono riscritte o ritirate.
Come segnalo un errore?
Dalla pagina Contatti, indicando titolo della pagina, passaggio esatto, motivo e, se disponibile, la fonte che lo contraddice.